UBUNTU

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Marzo 25, 2026 Off Di Carovana dei Pacifici

Sulle orme di Nelson Mandela: il cammino dei Pacifici tra istituzioni e territorio

Il 18 marzo, presso la Biblioteca Mondadori di Borgo Trieste a Verona, si è tenuto un incontro
che ha visto protagoniste le classi 4aA e 5aA della Scuola Forti, IC15 Borgo Venezia. L’appuntamento, svoltosi alla presenza dell’Assessora alle Politiche Educative e Scolastiche Elisa La Paglia, del consigliere comunale Lorenzo Didonè e dei promotori dell’Associazione Azione Comunitaria, rappresenta la tappa fondamentale di un percorso di Educazione Civica iniziato lo scorso anno scolastico, in occasione dell’intitolazione dei giardini di quartiere a Nelson Mandela.

Il progetto ha coinvolto gli alunni in un lavoro interdisciplinare tra arte, musica e linguaggi multiculturali, trovando una cornice ideale nell’adesione da parte di tutta la scuola alla “Carovana dei Pacifici”, nata nel 2015 presso la Casa delle Arti e del Gioco di Mario Lodi.

«Maestra, un Pacifico è volato via in mezzo alla strada!» urla un bambino. Inizia così, con il salvataggio di una sagoma della Carovana, la nostra uscita verso un appuntamento speciale. Un vento gagliardo ci
accompagna. «Eccoci! Siamo pronti a questo nuovo compito di umanità e cittadinanza tanto caro a Mario Lodi, idealmente vicino a noi», mi dico guardando le bambine e i bambini per le vie del quartiere, ambasciatori di un grande messaggio.


Ad accoglierci troviamo volti ormai familiari, già incontrati all’inaugurazione dei Giardini Mandela, lì per dare valore al percorso che ci ha portati fin qui. Mentre sistemiamo gli ultimi cartelloni e facciamo spazio alle tante sagome di carta realizzate dalle classi della scuola, vengo richiamata dalla voce di un alunno.
«Maestra, vedi quel signore? Prende degli appunti guardando i nostri lavori appesi ai pannelli!», dice F. incredulo, sgranando gli occhi. “Dovrebbe essere sempre così”, penso tra me, ricordando i versi di Korczak: andare alla scuola dei bambini per «innalzarsi fino all’altezza dei loro sentimenti, salire fino alla profondità del loro cuore».

La biblioteca del quartiere si fa in un attimo casa e fucina di pace: tutti seduti a terra, in cerchio
tra i pannelli dove figurano scritte e disegni, in un corale silenzio che diventa ascolto e partecipazione. Al centro, un tavolino colorato sembra un focolare circondato dai libri dedicati alla pace e a Mandela. La voce dei bambini si fa potente mentre descrivono le sfide emotive vissute da Madiba nei suoi 27 anni di prigionia, trasformate poi in ponti e arcobaleni fino alla loro massima fioritura. Ne spiegano con cura le tante sfumature: la rabbia, la solitudine, la tristezza, l’indignazione, ma anche la speranza, la pazienza, il coraggio, il perdono e la gioia.

È commovente ascoltare i loro contributi spontanei: le esperienze e le conoscenze condivise —
come i riferimenti al Muro di Berlino, alla fuga dall’Iran, alla ricerca di un’abitazione — entrano in
dialogo con gli articoli della Costituzione: il diritto al nome, all’uguaglianza, all’istruzione, alla libertà, il “no” alla guerra. Un filo rosso ci collega tutti: l’Ubuntu (Io sono perché noi siamo).

E. conclude ricordandoci i versi di Invictus che Mandela leggeva in cella per ritrovare la forza: «I
am the master of my fate, I am the captain of my soul» (Io sono il padrone del mio destino, io sono il capitano della mia anima). Non possiamo sempre scegliere ciò che accade, ma possiamo scegliere come reagire.
A suggellare infine questo scambio, il racconto di Jean-Pierre Pessou sul giorno in cui sentì alla radio la notizia della liberazione di Mandela. Il suo intervento accende la memoria e rende la Storia viva. “Era domenica 11 Febbraio attorno alle 10.39, sentimmo alla Rfi, Radio France Internationale e Radio Praga edition francaise la liberazione di Madiba. Un boato in tutto il continente africano e nel cuore di noi giovani studenti. Era iniziata la nuova primavera per noi. Bellezza e stupore, la relazione aperta e luminosa con tutte le diversità. “

“Ubuntu” disegno di Francesco Nicolis

Ora che i semi sono stati gettati, aspettiamo che questo sguardo cresca insieme a chi vorrà visitare la mostra. Fino al 5 giugno, le porte sono aperte per accogliere i vostri pensieri: un quaderno ne custodirà con gratitudine ogni traccia, trasformando il vostro passaggio in memoria viva. Le strade anche così si diramano e portano lontano. Grazie!

Insegnante Maddalena Perlini
con Rita Andriani e Maria Giovanna Spiteri

P.S. Anche i Nonni possono raccontare la mostra, eccone un esempio!