Dalla provincia di Novara una bella esperienza
Durante l’anno scolastico 2025-2026 sono stati organizzati diversi incontri con le scuole primarie nell’Alto Vergante, più precisamente presso la Biblioteca di Nebbiuno e Meina (Novara). Un incontro è stato proposto anche nella biblioteca di Bolzano Novarese coinvolgendo i bimbi più piccoli e le rispettive famiglie.
Sono stati organizzati percorsi attorno al tema dell’accoglienza, dell’inclusione, della pace partendo da albi illustrati o libri per l’infanzia e dalla poesia dei giusti per poi fare esperienza attraverso il gioco e il fare.
Leggendo il libro “chiudo gli occhi e sono” di Nicoletta Bertelle, abbiamo provato a chiudere gli occhi ed essere: pace. Sentirci pace, per essere portatori di pace e costruire i pacifici da poter unire alla carovana.





Abbiamo anche “giocato” alla pace attraverso i nostri sensi…5 scatole da sperimentare un senso alla volta per provare a giocare a rispondere alla domanda: se la pace fosse?Abbiamo conosciuto una rondine speciale venuta dal paese delle storie, dalla filastrocca “21 marzo” contenuta nel libro: “Tutti i colori della pace” di Gianni Rodari e i bambini, sempre attraverso il gioco, hanno conosciuto queste filastrocche.

Abbiamo letto tantissime informazioni rispetto ai bambini di tutto il mondo prendendo consapevolezza che la diversità è ricchezza, un ponte arcobaleno che unisce i popoli. Abbiamo così costruito il PACISFERO colorandolo e attaccando i vari bimbi del mondo in maniera casuale sulla rappresentazione della terra perché, citando la poesia “il cielo è di tutti” di Gianni Rodari e leggendo il kamishibai di “Stella”di Fuad Aziz, ci siamo uniti nella convinzione che il mondo è un posto bellissimo da abitare con rispetto, cura e amore e non ha senso ridurlo a pezzetti.
“Israeliano, palestinese,
russo, americano,
cinese, indiano,
ucraino, italiano
sono solo vestiti, sotto c’è l’ essere umano.
Togliamoci la bandiera, non c’è nessuna barriera,
non ci sono confini,
ma soltanto bambini
Che ai potenti della terre chiedono di smetterla con la guerra”

Abbiamo provato a costruire un teepee intrecciando fili colorati che rappresentavano simbolicamente i valori che possono essere utili per creare una civiltà pacifica. Questo esercizio è stato fatto a coppie singole nelle quali un bambino teneva il filo e l’altro il gomitolo. I due dovevano collaborare nell’attività: dalla scelta del colore del filo, a quale valore assegnare al gomitolo, a chi teneva una cosa e chi l’ altra, a quando scegliere di fare cambio etc…Poi l’esercizio è stato eseguito contemporaneamente da tutte le coppie per mettere in pratica azioni quali: guardare l’altro, non calpestarlo, non superarlo, cooperare, condividere, rispettare etc…perché “casa mia è casa tua”.

Abbiamo costruito i bastoni della parola, oggetti sacri utilizzati dagli indiani d’America che favoriscono e promuovono una comunicazione non violenta e pacifica soffermandoci sull’importanza e sul peso che hanno le parole che usiamo. Parole sasso o parole fiore? Abbiamo scelto quelle fiore per colorare il mondo.Abbiamo parlato di pace non solo come assenza di guerra ma come piccoli gesti quotidiani che possiamo fare ogni giorno perché la pace non sia la meta ma ogni passo che facciamo sul cammino. Abbiamo giocato a creare saluti. Abbiamo letto come ci si saluta nelle varie lingue del mondo e quali gesti si utilizzano per salutarsi e ci siamo accorti quanto, un gesto semplice che facciamo automaticamente tutti i giorni, sia in realtà un piccolo gesto quotidiano per creare pace. Il saluto infatti crea unione, fa gruppo e ci permette di instaurare un dialogo e una relazione. I bambini a coppie hanno inventato un saluto lo hanno condiviso poi al gruppo che lo ha imitato.

Abbiamo fatto un lavoro sul nostro nome. Leggendo il libro “io sono il mio nome” di Alessandro Riccioni ci siamo resi conto quanto la guerra possa distruggere e cancellare ogni cosa, addirittura il nome. Ogni bambino ha recuperato informazioni sul proprio nome chiedendo ai propri famigliari perché fosse stato chiamato così, se avesse un significato particolare, una storia annessa da raccontare. In cerchio ogni bambino ha raccontato la storia del suo nome. Il gruppo nell’ ascolto della storia del nome dei compagni, ha accolto l’identità dell’altro creando, tra sé e l’ altro, uno spazio fatto di accoglienza, cura, rispetto, amore.L’io che diventa noi…il rispetto della propria unicità che si apre all’altro nel creare un mondo di pace. Abbiamo giocato con le lettere del nostro nome scegliendo dei vocaboli che iniziassero proprio con quelle lettere. Con le parole scelte ogni bambino ha potuto creare delle storie fantastiche.Ogni bambino ha poi donato una vocabolo della sua storia contenuta nel suo nome e tutte le parole sono state frullate per creare bombe di semi da piantare e fare germogliare per riempire il mondo di meraviglia .Non solo, da tante storie singole di ciascun nome, ne è stata creata una che contenesse tutte le parole che i bambini avevano donato. Ancora una volta tanti singoli “io” che diventano “noi”. un “noi” che si unisce alla carovana dei pacifici per fare la pace.

I pacifici verranno esposti durante il festival di letture Amene il 23 e il 24 maggio in un angolo della mostra “Nel profondo” a cura di Vento di Terra (di cui vi manderemo le foto).In allegato le foto di alcune esperienze sopra descritte.
Maddalena Garavaglia