Dov’è finita la pace, Mario?
“E se invece di ammazzare mi provassi a rovesciare?”
“Rovesciare? È un’idea originale di colpire senza far male!”
Mario Lodi
Il soldatino del Pim Pum Pà
A poco più di cento anni dalla nascita di Mario Lodi ritorna attualissima la sua domanda: “Ci sarà il sole domani?”, interrogativo-metafora finale della storia dei colori che scappano dalla scatola dove sono rinchiusi per dipingere il mondo. In un tempo avvolto dalla “nebbia tanta”, noi che abbiamo ideato il progetto della Carovana dei Pacifici ci chiediamo che cosa il maestro del Vho avrebbe da dire oggi sulle guerre, le ingiustizie e le violenze dei nostri giorni.

Non lo sappiamo, ma possiamo attingere al suo pensiero e all’invito, rivolto agli amici nel giorno del suo novantesimo compleanno, di “andare avanti” avendo come idea-guida un “impegno collettivo”. Ricordo una lunga conversazione avvenuta nel gruppo di lavoro che collaborò con lui alla prima stesura del libro “Costituzione. La Legge degli Italiani”, al quale Mario volle aggiungere un sottotitolo significativo: “riscritta per i bambini, per i giovani…per tutti”.


Nel 2007 ero nella Casa delle Arti e del Gioco di Drizzona con i maestri Gioacchino Maviglia, Aldo Pallotti e il grafico Roberto Lanterio. Lodi ci aveva invitati a leggere la Costituzione per riflettere sui valori e, soprattutto, per viverla nella scuola insieme ai bambini, convinto dell’importanza della Legge che indica a tutti gli italiani come realizzare una società civile, libera e democratica.
Per essere compresa anche dai piccoli, la riscrittura dei dodici Principi fondamentali richiese un lavoro lungo un paio d’anni, tanti incontri, innumerevoli discussioni. Durante le conversazioni Mario ascoltava molto, interveniva poco, sempre con intelligente mitezza e una profonda lucidità di pensiero. Ogni appuntamento di lavoro era scandito da un fitto dialogo, dalla condivisione di un progetto e dalla capacità di rimettere in discussione continuamente ogni certezza di fronte a un punto di vista nuovo. Con noi il maestro era affettuoso ma esigente, nella scrittura ci invitava a soppesare ogni termine, rivedere i testi molte volte perché poi a scuola, nella formazione dei piccoli cittadini, l’esercizio della parola doveva diventare ogni giorno palestra di democrazia.

In tema di uguaglianza e libertà, faceva spesso riferimento all’insegnamento di don Lorenzo Milani: “E’ solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui”, e all’amico Tullio De Mauro: “La distruzione del linguaggio è la premessa a ogni futura distruzione”.
Per Lodi la Costituzione è la nostra meravigliosa bussola, figlia di due ideali: la democrazia e la pace. Riteneva l’Articolo 11 il più importante dell’intera Carta scritta dai padri e dalle madri costituenti. Quel giorno insistette nel farci analizzare il verbo “ripudia” riferito alla guerra. In una nota scrivemmo: “L’Italia ripudia la guerra, termine che significa rifiuta e scaccia con disprezzo. Questo articolo introduce il metodo della non-violenza nei rapporti internazionali, che ha come fine la pace preventiva”.
L’impegno a favore della pace e contro il militarismo ha segnato tutta la vita di Mario. Contro la guerra ha scritto articoli, racconti, libri, ha raccolto i testi dei bambini nei giornalini, introdotto a scuola la corrispondenza e la scrittura collettiva.

Per Lodi, che ha vissuto il difficile passaggio storico dalla guerra alla pace e dalla dittatura alla libertà, la responsabilità personale, il rispetto delle regole e la cooperazione sono stati sempre i valori fondamentali per cambiare “il paese sbagliato”.
Ma negli ultimi tempi della vita il maestro era triste, la sua figura esile e sottile custodiva a fatica la forza delle convinzioni maturate nel corso degli anni.
“La scuola della Costituzione? Non c’è più: l’hanno rubata e per i giovani è un bel guaio”, affermò in un’intervista a Repubblica nel 2010. Nonostante la stanchezza, tuttavia, rimase intatta la sua disponibilità ad ascoltare i bambini, a raccoglierne le voci, ad imparare da ciascuno di loro. Aveva intuito che soltanto i bambini e le bambine possono parlare di pace agli adulti smarriti.
Come accadeva spesso durante le conversazioni, un giorno se ne uscì all’improvviso dicendo: “Vedo LA GUERRA. Occorre rimanere uniti”.
In quel momento nessuno tra i presenti colse quello che ora, di fronte ai conflitti che lacerano il mondo, avvertiamo come una preveggenza. Forse per questo, prima di volare in cielo con Cipì, ci esortò a lavorare per un’educazione nonviolenta. Lo comprendiamo meglio ora che è diventato così divisivo parlare di pace. Arduo anche soltanto evocarne il coraggio e la necessità!

Con tenerezza ripensiamo all’emozione vissuta, il 1 marzo 2015, nel collocare sull’aia della sua cascina le piccole sagome di carta, ideate dall’intuizione geniale di Roberto Papetti. Siamo convinti che, dopo dieci anni, il cammino dei Pacifici sia ancora così vivo perché accompagnato dall’anima del maestro…da lassù, nella cabina di regia, tra le stelle.
Luciana Bertinato